A scuola di sostenibilità

La scuola è considerata, da decenni ormai, un destinatario imprescindibile all’interno delle campagne di sensibilizzazione.

Già nei lontani anni ‘70 si cercava di portare l’attenzione dei bambini su aspetti valoriali, quali l’attitudine al risparmio o la salvaguardia degli animali. Chi non ha mai piantato un alberello con i compagni di classe, o non ha mai ricevuto il leggendario salvadanaio regalato dalle banche locali?

Certo in quegli anni tutto era piuttosto naif e semplicistico; ancora non si erano affacciati i problemi della gestione dei rifiuti, dell’effetto serra o della deforestazione.

È solo dalla fine degli anni ’90, però, che si comincia a trasmettere nelle scuole un contenuto “extracurricolare” più strutturato ed i primi temi sensibili sono sicuramente quelli legati alla sostenibilità ambientale.

In realtà, la tutela dell’ambiente si muove intorno a contenuti “politicamente trasversali”, sui quali è più facile convergere: è per questo che la sostenibilità ambientale ha avuto il maggiore sviluppo in termini di proposte didattiche sulla scuola. Dalla raccolta differenziata al risparmio dell’acqua, dall’impronta ecologica alla festa dell’albero, si sono moltiplicate nel tempo le iniziative educative dedicate alle classi.

Anche l’età dei destinatari ha visto importanti evoluzioni nel tempo.

All’inizio tutto era concentrato sugli alunni delle scuole elementari (le attuali primarie) in quanto era facile trasferire buone prassi e regole di condotta nelle menti recettive e prive di preconcetti dei bambini. Si aggiunga che il coinvolgimento dei genitori è sempre molto più forte quando i figli sono piccoli, per cui l’iniziativa poteva contare su un maggiore potere moltiplicativo.

Col tempo si è cercato di raggiungere prima i pre-adolescenti e gradualmente anche gli adolescenti, coprendo sia le secondarie di primo che di secondo grado. Evidentemente i linguaggi sono stati adeguati ai diversi bisogni di interiorizzazione e anche i contenuti son stati calibrati in funzione degli interessi concreti del target.

Età diverse hanno sensibilità e gusti estetici molto diversi, in continua evoluzione e per questo è necessario correggere periodicamente la “taratura” del messaggio.

Lo stesso vale per le attitudini alla comunicazione digitale, le cosiddette e-skills. I nativi digitali infatti apprezzano gli approcci che sfruttano le tecnologie ICT per trasferire in modo innovativo e moderno contenuti originali e stimolano gli insegnanti ad adeguarsi alle nuove modalità didattiche.

Ma torniamo alla sostenibilità ambientale e alla necessità di spostare gradualmente il focus dai temi più tradizionali alle nuove problematiche. Oggi è sempre più importante lavorare sulle scelte consapevoli e sul concetto di autonomia dei ragazzi, specialmente per i più grandi. Inutile dire ad un adolescente cosa deve o non deve fare; bisogna sostenere le sue future scelte con argomenti che lo coinvolgano, dimostrandogli che si possono ottenere enormi risultati se ognuno di noi ci mette un po’ di impegno. Aprire al dialogo e al dibattito costruttivo diventa quindi il migliore modo per iniziare un percorso di sensibilizzazione ai temi ambientali; per questo è utile stimolare i ragazzi con interviste doppie, attività di role playing o di problem solving, che possano incidere attivamente sulle loro life skills.

Sicuramente abbiamo fatto notevoli progressi in termini di didattica della sostenibilità; ma possiamo fare ancora di più, se facciamo convergere l’interesse pubblico con la responsabilità sociale delle aziende, sviluppando quel patto indispensabile che va sotto il nome di Partnership Pubblico-Privata.

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