{"id":978,"date":"2025-08-26T15:52:32","date_gmt":"2025-08-26T13:52:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.educazionedigitale.it\/edition\/?p=978"},"modified":"2025-10-24T10:05:19","modified_gmt":"2025-10-24T08:05:19","slug":"educare-alle-immagini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.educazionedigitale.it\/edition\/educare-alle-immagini\/","title":{"rendered":"Educare alle immagini"},"content":{"rendered":"<h4><strong><em>Fra semantica e raccolta differenziata<\/em><\/strong><\/h4>\n<p>Questo \u00e8 un articolo dedicato ai grandi, che passa per i \u201cmedi\u201d, e arriva ai pi\u00f9 piccini: l\u2019immagine \u00e8 infatti un segno che attraversa tutte le ere umane, tutte le sue et\u00e0, il suo essere uomo e donna, il suo essere diverso ma anche simile, il suo essere, insomma.<\/p>\n<p>Come in un tempio, come nel clan, anche oggi il mondo degli adulti detiene un controllo sul segno e su come questo debba essere consumato. Non si tratta di un adulto come quello che abbiamo sempre conosciuto tuttavia, infatti le chiavi del regno delle immagini sono oggi in mano a adulti per cos\u00ec dire \u201cdi fatto\u201d, che non necessariamente sono \u201cpi\u00f9 grandi\u201d perch\u00e9 pi\u00f9 anziani, ma che sono certamente pi\u00f9 \u201cintrodotti\u201d, pi\u00f9 strategicamente sensibili alla sfera della visualit\u00e0, precocemente esperti, ordinari prematuri di una grammatica di <em>selfie, location, landmarks, <\/em>e<em> topics<\/em>. In effetti, <strong>si \u00e8 abbassata l\u2019et\u00e0 di chi gestisce la nostra \u201csegnaletica relazionale\u201d<\/strong>: i tempi di curatori cinquantenni che passavano nottate a far puzzare di sigarette le giacche di tweed di una mezza dozzina di redattori sono un ricordo che fu, adesso l\u2019immagine \u00e8 una materia prima-seconda, che abili trentenni sotto <em>energy-drink<\/em> riciclano in infinite forme, per non-finite volte, alla ricerca del \u201cmi-piace\u201d da monetizzare.<\/p>\n<p>In questo passaggio di consegne e di responsabilit\u00e0, avviene il transito dal \u201cmedi-universo\u201d, un sopramondo di \u201cmedi\u201d in tutto: per l\u2019et\u00e0, per la cultura, per le ambizioni, per le speranze; sono questi \u201cmedi\u201d che consolidano il valore del segno, sono questi che <strong>lo consumano scambiandolo pi\u00f9 volte, \u201ccondividendolo\u201d, significando pi\u00f9 o meno consapevolmente<\/strong>: loro fanno i numeri dei \u201clike\u201d, delle visualizzazioni, delle \u201cimpression\u201d. Le immagini, dunque, arrivano ad essere <strong>cambiate su due piazze, quella della valutazione e quella della valuta<\/strong>, che si rincorrono e si sorpassano, ma senza mai scontrarsi, in un anello torricelliano, dove il pensiero critico vien visto al pari del vento contro.<\/p>\n<p>Rotolando verso i pi\u00f9 giovani, per arrivare ai bambini, <strong>questo \u201ciconificio\u201d dispiega tutto il suo potenziale, e l\u00e0 dove possono esistere individui da influenzare, nascono <em>influencer<\/em>, l\u00e0 dove ci sono comunit\u00e0 da rappresentare, crescono nuovi <em>ambassador<\/em>, l\u00e0 dove la luce fa capolino da una discontinuit\u00e0 visuale arriva il <em>content-creator<\/em>, e riempie, riempie, riempie.<\/strong><\/p>\n<p>Educare all\u2019immagine oggi non \u00e8 educare all\u2019arte, quello \u00e8 un livello successivo, o precedente, o forse addirittura parallelo; perch\u00e9 s\u00ec, adesso c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 di insegnare come vengono prodotte le immagini, cosa c\u2019\u00e8 dietro e attorno a quell\u2019inquadratura in quattro-terzi: <strong>educare all\u2019immagine significa fornire le competenze per decodificare un\u2019etichetta, per capirne i valori nutrizionali, per decifrarne gli ingredienti e quelli fra questi potenzialmente nocivi<\/strong>, ed infine sapere come smaltire ed eventualmente riciclare, insomma in quale cassonetto gettare quella foto o quel <em>reel<\/em>.<\/p>\n<p>Italo Calvino, nonostante potesse basarsi solamente un <em>prequel naif<\/em> di quello che i media avrebbero significato successivamente nella nostra quotidianit\u00e0, nelle sue <em>Lezioni americane<\/em> metteva gi\u00e0 in guardia i pi\u00f9 dal <strong>\u201cbombardamento\u201d di immagini che pu\u00f2 causare il <em>\u201cnon saper pi\u00f9 distinguere l\u2019esperienza diretta da ci\u00f2 che abbiamo visto per pochi secondi\u201d<\/em><\/strong>. L\u2019analisi dell\u2019Autore diventa poi ancora pi\u00f9 puntuale: <strong><em>\u201cla memoria \u00e8 ricoperta da strati di frantumi d\u2019immagini come un deposito di spazzatura, dove \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile che una figura tra le tante riesca ad acquistare rilievo\u201d.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019educazione all\u2019immagine assume in effetti i connotati di una disciplina eclettica ed empirica, capace di attivare una serie di particolari recettori necessari alla riduzione della complessit\u00e0 in primis, quindi ad una efficace decodifica del significato dei segni ai quali si \u00e8 garantito l\u2019accesso ad una sfera intima; infine, dovrebbe formare anche ad una coscienziosa raccolta differenziata, che faccia ordine nel \u201cdeposito di spazzatura\u201d calvinianamente detto, <strong>consentendo alla memoria di fare il suo lavoro, creando valori e priorit\u00e0 in un vissuto altrimenti pericolosamente indistinto.<\/strong><\/p>\n<div class=\"row\"  id=\"row-637277471\">\n\n\t<div id=\"col-686796561\" class=\"col small-12 large-12\"  >\n\t\t\t\t<div class=\"col-inner\"  >\n\t\t\t\n\t\t\t\n<h4><strong><em>Come quando da bambini facevamo storie\u2026<\/em><\/strong><\/h4>\n<p><em>\u00a0<\/em>Riflettere sulla <strong>relazione \u201cdisegno-bambino\u201d <\/strong>pu\u00f2 essere utile a comprendere qual \u00e8 il modo di <strong>\u201cvivere un segno\u201d prima ancora che lo si possa leggere<\/strong>.<\/p>\n<p>Un bambino \u00e8 un grande produttore di immagini e di segni, di-segni. Forse solamente un pittore, un grafico, un fotografo professionista, producono quotidianamente un numero di segni superiore a quello di un bambino. Per il bambino il disegno \u00e8 un\u2019esperienza <strong>tattile, esplorativa e\u2026 seriale<\/strong>. Attraverso le immagini che crea, un bambino <strong>esprime valutazioni ripetute ed incrementali del proprio vissuto<\/strong>, <strong>misura le distanze con le regole <\/strong>che gli vengono proposte e tenta di ricrearne altre, <strong>d\u00e0 forma alla sua affettivit\u00e0<\/strong>, sperimenta gradualmente la sublimazione del segno in simbolo, e del simbolo in linguaggio. In queste sue immagini affiora progressivamente <strong>un\u2019urgenza narrativa<\/strong>, ovvero la necessit\u00e0 di <strong>avere un \u201cascoltatore-osservatore\u201d<\/strong>, che continui a dare un senso alla vita di quei segni. Il foglio di carta, che prima era solamente una membrana fra un mondo interiore ed uno esteriore, ora diventa un \u201cmedia\u201d: quante volte abbiamo chiesto ad una bimba o ad un bimbo di spiegarci un loro disegno innescando cos\u00ec l\u2019articolato racconto di una storia, e quanto ancora li abbiamo sentiti parlare mentre muovono la matita sul foglio, in <strong>un tentativo quasi magico di poggiare parole e colori assieme sulla carta. <\/strong><\/p>\n<p>Queste considerazioni dovrebbero accendere subito due campanelli d\u2019allarme: il primo ci allerta sulla complessit\u00e0 del rapporto fra bambino e disegno, che \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 rispetto ad un semplice esercizio di pregrafismo (anche se indubbiamente fra i pi\u00f9 efficaci); il secondo ci avvisa della necessit\u00e0 di <strong>adottare un\u2019educazione all\u2019immagine che non soltanto sia precoce<\/strong>, ma che tenga in considerazione la posizione nodale che il segno ha all\u2019interno dell\u2019evoluzione della personalit\u00e0, e di quanto sia utile per <strong>negoziare positivamente le relazioni con gli \u201cascoltatori-osservatori\u201d.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Educare alle immagini significa non dare per scontato che la loro destinazione d\u2019uso ne attesti di per s\u00e9 un valore educativo e formativo<\/strong>: le opere d\u2019arte o le illustrazioni di un libro, per esempio, diventano educative all\u2019interno di relazioni, nei rapporti con gli altri e con il mondo, nelle funzioni simboliche e strumentali che sono capaci di assumere, o che siamo capaci di far assumere loro all\u2019interno di un processo definito e che miri al raggiungimento di determinati obbiettivi. Non esiste in questo senso un imprimatur di qualit\u00e0 educativa per l\u2019immagine, sar\u00e0 invece importante avvicinare i discenti ad essa come ad un media, cercando di <strong>focalizzare chi sta ai poli di quel ponte di significato che il segno stabilisce<\/strong>.<\/p>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\n<style>\n#col-686796561 > .col-inner {\n  margin: 14px 0px -18px 0px;\n}\n<\/style>\n\t<\/div>\n\n\t\n<\/div>\n<div class=\"row\"  id=\"row-1281829700\">\n\n\t<div id=\"col-72180537\" class=\"col small-12 large-12\"  data-animate=\"blurIn\">\n\t\t\t\t<div class=\"col-inner box-shadow-2 box-shadow-3-hover\" style=\"background-color:rgba(255, 100, 0, 0.628);\" >\n\t\t\t\n\t\t\t\n\t<div id=\"text-1051464554\" class=\"text\">\n\t\t\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.educazionedigitale.it\/edition\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/lamp.webp\" style=\"float:left; margin-right:10px; width:50px\"><\/p>\n<h4 style=\"letter-spacing:2px; color:white\"><strong>UN&#8217;IDEA PER IL FARE<br \/><\/strong><\/h4>\n<p><em>Ci sono fotografie iconiche, delle quali possiamo facilmente reperire informazioni personali e di contesto sia di chi (o cosa) \u00e8 raffigurato, sia di chi ha prodotto l\u2019immagine stessa. In una lezione pu\u00f2 essere interessante condividere con gli studenti una narrazione della vita e degli obiettivi espressivi che hanno mosso il fotografo, e della situazione individuale e ambientale del soggetto ritratto, per chiedere quindi alla classe di riprodurre lo scatto misterioso, facendo essi stessi da figuranti e scattando con un telefono, oppure anche disegnandolo.<\/em><\/p>\n<p><em>Al termine dell\u2019attivit\u00e0 sar\u00e0 possibile svelare lo scatto nascosto, commentandone la vicinanza e\/o distanza con gli output della classe. Questo breve percorso immaginativo ed interpretativo, saranno d\u2019aiuto nel personalizzare ed umanizzare l\u2019immagine, contribuendo a caricarla con il \u201cpeso\u201d valoriale che pu\u00f2 portare con s\u00e9. Si tratta di una acquisizione di consapevolezza fondamentale anche nel momento in cui si passi a ragionare su immagini cosiddette \u201cvirali\u201d, che spesso vengono consumate rapidamente, senza pensarci, costruendo su di loro una storia molto diversa da quella che custodiscono realmente.<\/em><\/p>\n\t\t\n<style>\n#text-1051464554 {\n  color: rgb(34, 34, 34);\n}\n#text-1051464554 > * {\n  color: rgb(34, 34, 34);\n}\n<\/style>\n\t<\/div>\n\t\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\n<style>\n#col-72180537 > .col-inner {\n  padding: 10px 20px 10px 20px;\n  border-radius: 23px;\n}\n<\/style>\n\t<\/div>\n\n\t\n<\/div>\n<div class=\"row\"  id=\"row-900507801\">\n\n\t<div id=\"col-723547326\" class=\"col small-12 large-12\"  >\n\t\t\t\t<div class=\"col-inner\"  >\n\t\t\t\n\t\t\t\n<h4><strong>Orientamento o spaesamento: <\/strong><em>L\u2019anestesia del vedere e l\u2019antidoto del tempo<\/em><\/h4>\n<p>Quel bambino che esplora attraverso le immagini, crescendo \u00e8 solito orientarsi grazie alle immagini: un segnale stradale, un\u2019insegna, i \u201cconsigli per gli acquisti\u201d, l\u2019affresco che spiega anche a chi non sa leggere la parabola della Bibbia, <strong>la fotografia che porta l\u2019America nella casa di un futuro emigrante, che gli dice che c\u2019\u00e8 New York, dove sta, che \u00e8 fatta di grattacieli, che brilla, che ne vale la pena<\/strong>.<\/p>\n<p>Ora la proliferazione delle immagini, dovuta principalmente al fenomeno della <strong><em>\u201cconnected-camera\u201d<\/em><\/strong> ovvero di un dispositivo che ha <strong>ridotto a zero il tempo che intercorre fra lo scatto e la sua distribuzione, fra il momento dell\u2019inquadratura e del suo consumo<\/strong>, ha fatto s\u00ec che questa funzione fondamentale di orientamento che le immagini hanno sempre avuto nei confronti dell\u2019umanit\u00e0, si sia trasformata in <strong>un\u2019ipertrofia disorientante<\/strong>. Tutti i docenti che hanno a che fare con studenti in et\u00e0 adolescenziale hanno sicuramente riscontrato nelle loro classi questo senso di spaesamento, una sensazione che ha a che fare con <strong>un rapporto con il tempo che va modificandosi, e che porta il fenomeno della visione preterintenzionale ad essere favorito rispetto all\u2019attivit\u00e0 consapevole del \u201cguardare\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Educare alle immagini significa dunque favorire tutte le attivit\u00e0 necessarie a <strong>consolidare la consapevolezza nell\u2019atto del guardare<\/strong>. Un esercizio di base consiste nel sapersi prendere il giusto tempo per guardare un\u2019immagine, una vera e propria <strong><em>life-skill<\/em><\/strong> che pu\u00f2 essere allenata anche a partire dall\u2019osservazione di scene reali, non ancora mediatizzate. Il fattore tempo non influisce solamente sulla capacit\u00e0 critica ed interpretativa dei discenti, \u00e8 infatti sostanziale anche per chi produce l\u2019immagine: <strong>\u00e8 in questo tempo infatti che, per esempio, il fotografo pu\u00f2 effettuare una decisione, una scelta, la discriminazione di chi e cosa inquadrare, chi \u00e8 dentro e chi \u00e8 fuori<\/strong>. Le <em>\u201cconnected-camera\u201d<\/em> e la germinazione incontrollata del <em>selfie<\/em>, in tutte le sue declinazioni, testimoniano come questa <strong>anoressia dei tempi <\/strong>sia stata portata all\u2019estremo, trascinando nel suo \u201cpoch\u2019essere\u201d anche <strong>la dinamica dell\u2019inquadratura, che avviene sempre sul soggetto pi\u00f9 vicino e disponibile: noi stessi.<\/strong><\/p>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\n<style>\n#col-723547326 > .col-inner {\n  margin: 14px 0px -18px 0px;\n}\n<\/style>\n\t<\/div>\n\n\t\n<\/div>\n<div class=\"row\"  id=\"row-316934903\">\n\n\t<div id=\"col-2076101890\" class=\"col small-12 large-12\"  data-animate=\"blurIn\">\n\t\t\t\t<div class=\"col-inner box-shadow-2 box-shadow-3-hover\" style=\"background-color:rgba(255, 100, 0, 0.628);\" >\n\t\t\t\n\t\t\t\n\t<div id=\"text-844826042\" class=\"text\">\n\t\t\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.educazionedigitale.it\/edition\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/lamp.webp\" style=\"float:left; margin-right:10px; width:50px\"><\/p>\n<h4 style=\"letter-spacing:2px; color:white\"><strong>UN&#8217;IDEA PER IL FARE<br \/><\/strong><\/h4>\n<p><em>Sviluppare una capacit\u00e0 di \u201cosservazione attiva\u201d significa promuovere l\u2019attitudine immaginativa e il giudizio critico. Fra i molti esercizi che si possono fare insieme alla classe, ne suggeriamo uno particolarmente semplice ed efficace, che richiede solamente un banco, qualche lampada (e\/o una finestra), ed una macchina fotografica (anche quella del nostro smartphone va bene). <\/em><\/p>\n<p><em>Gli studenti dovranno portare da casa da un minimo di uno fino a tre oggetti che sono presenti all\u2019interno della loro abitazione, gli oggetti saranno poi disposti sul banco ed illuminati dagli studenti, quindi verr\u00e0 effettuato uno scatto, al quale lo studente dovr\u00e0 dare un titolo; gli scatti saranno quindi raccolti dal docente, proiettati e commentati insieme.<\/em><\/p>\n<p><em>Lo scopo \u00e8 quello di portare fuori da un contesto scontato gli oggetti, trasportarli dal perimetro della visione accidentale, all\u2019interno della sfera dell\u2019osservazione intenzionale e critica. <\/em><\/p>\n\t\t\n<style>\n#text-844826042 {\n  color: rgb(34, 34, 34);\n}\n#text-844826042 > * {\n  color: rgb(34, 34, 34);\n}\n<\/style>\n\t<\/div>\n\t\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\n<style>\n#col-2076101890 > .col-inner {\n  padding: 10px 20px 10px 20px;\n  border-radius: 23px;\n}\n<\/style>\n\t<\/div>\n\n\t\n<\/div>\n<div class=\"row\"  id=\"row-1512328064\">\n\n\t<div id=\"col-1892843497\" class=\"col small-12 large-12\"  >\n\t\t\t\t<div class=\"col-inner\"  >\n\t\t\t\n\t\t\t\n<p>Educare alle immagini vuol dire accettare l\u2019idea che esista un secondo alfabeto, con tutte le conseguenze che questo comporta: la necessit\u00e0 di conoscerlo, la capacit\u00e0 di decodificarlo, la responsabilit\u00e0 nell\u2019utilizzarlo. Il fotografo italiano <strong>Francesco Jodice<\/strong> ne sottolinea le diverse sfumature in alcune battute di una sua recente intervista, quando spiega l\u2019educazione famigliare che ha ricevuto: \u201c<em>La sera riuniti guardavamo la TV come la maggior parte delle famiglie italiane. Ricordo che mio padre cambiava canale quando un programma era <strong>\u201cfotografato male\u201d<\/strong>: in casa siamo stati educati con l\u2019idea che <strong>\u201cchi vede male, pensa male\u201d<\/strong>. Non saprei distinguere tra l\u2019educazione di vita e quella artistica ricevuta dai miei genitori, ma di certo in casa nostra vigeva una sorta di <strong>\u201cetica della visione\u201d<\/strong>, <strong>comprendere il significato delle immagini equivaleva ad avere una buona propriet\u00e0 di linguaggio<\/strong>\u201d.<\/em><\/p>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\n<style>\n#col-1892843497 > .col-inner {\n  margin: 0px 0px -18px 0px;\n}\n<\/style>\n\t<\/div>\n\n\t\n<\/div>\n<div class=\"row\"  id=\"row-1039000163\">\n\n\t<div id=\"col-1176392512\" class=\"col small-12 large-12\"  >\n\t\t\t\t<div class=\"col-inner\"  >\n\t\t\t\n\t\t\t\n<h4><strong>Valore e valori: <\/strong><em>L\u2019anima delle immagini<\/em><\/h4>\n<p>Ragionando con teenager e giovani di fotografia ed immagini, <strong>si ha spesso la sensazione che queste debbano principalmente essere vettori di stati d\u2019animo, con una forte predilezione per quelli che potremmo definire come \u201cauto-riferiti\u201d<\/strong>: l\u2019educatore ha un ruolo importante in questo caso, in quanto ha il dovere di accendere i riflettori sulla vastit\u00e0 di un mondo iconografico e sulla sua storia, una storia all\u2019interno della quale il romanticismo egotista ha un ruolo tutto sommato abbastanza marginale. Dalla battaglia di San Romano di Paolo Uccello, ai manifesti di propaganda sovietici, passando dai film di Chaplin, sino alle repliche di Warhol, l\u2019immagine ha dispensato <strong>insegnamenti e provocazioni<\/strong>; \u00e8 fondamentale, in questo senso, fare in modo che gli studenti possano porsi una domanda: <strong>le emozioni eventualmente associabili ad un\u2019immagine sono un prodotto diretto o secondario rispetto ai valori che questa veicola e comunica?<\/strong><\/p>\n<p>Sono proprio i valori al centro di un\u2019altra polarit\u00e0 necessaria per educare alle immagini: queste devono avere una valorizzazione. <strong>Valorizzare l\u2019immagine significa poterla inquadrare all\u2019interno di un contesto comunicativo, di uno spazio che non le resta neutrale, che \u00e8 critico, partecipato<\/strong>, adatto a far s\u00ec che i soggetti fruitori entrino in relazione con l\u2019immagine stessa e possano cos\u00ec posizionarla in <strong>una serie personale di memorie, di esperienze e, appunto, di valori<\/strong>.<\/p>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\n<style>\n#col-1176392512 > .col-inner {\n  margin: 14px 0px -18px 0px;\n}\n<\/style>\n\t<\/div>\n\n\t\n<\/div>\n<div class=\"row\"  id=\"row-342704920\">\n\n\t<div id=\"col-307853444\" class=\"col small-12 large-12\"  data-animate=\"blurIn\">\n\t\t\t\t<div class=\"col-inner box-shadow-2 box-shadow-3-hover\" style=\"background-color:rgba(255, 100, 0, 0.628);\" >\n\t\t\t\n\t\t\t\n\t<div id=\"text-3534999726\" class=\"text\">\n\t\t\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.educazionedigitale.it\/edition\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/lamp.webp\" style=\"float:left; margin-right:10px; width:50px\"><\/p>\n<h4 style=\"letter-spacing:2px; color:white\"><strong>UN&#8217;IDEA PER IL FARE<br \/><\/strong><\/h4>\n<p><em>Il modo pi\u00f9 efficace per sviluppare un laboratorio di classe sulla valorizzazione delle immagini \u00e8 quello di condividere con ragazze e ragazzi 3 domande di base:<\/em><\/p>\n<ol>\n<li><em>Perch\u00e9 un\u2019immagine \u00e8 degna di essere vista?<\/em><\/li>\n<li><em>Chi lo decide?<\/em><\/li>\n<li><em>Perch\u00e9 un\u2019immagine che aveva un valore nel 1800 oggi non \u00e8 pi\u00f9 in grado di comunicare?<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><em>L\u2019obiettivo di questo dibattito aperto sar\u00e0 quello di far emergere le caratteristiche di una sovrastruttura distributiva delle immagini, che riserva ad alcune di esse un posizionamento chiave all\u2019interno di una comunicazione valoriale che \u00e8 anche storicamente situata 8e spesso connotata anche dal punto di vista politico-ideologico).<\/em><\/p>\n\t\t\n<style>\n#text-3534999726 {\n  color: rgb(34, 34, 34);\n}\n#text-3534999726 > * {\n  color: rgb(34, 34, 34);\n}\n<\/style>\n\t<\/div>\n\t\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\n<style>\n#col-307853444 > .col-inner {\n  padding: 10px 20px 10px 20px;\n  border-radius: 23px;\n}\n<\/style>\n\t<\/div>\n\n\t\n<\/div>\n<div class=\"row\"  id=\"row-291206916\">\n\n\t<div id=\"col-674146767\" class=\"col small-12 large-12\"  >\n\t\t\t\t<div class=\"col-inner\"  >\n\t\t\t\n\t\t\t\n<p>Educare alle immagini, infine, deve sempre comprendere <strong>un esito che sia anche di tipo creativo<\/strong> perch\u00e9 l\u2019immagine si pensa, si guarda, si apprezza, ma soprattutto si fa. Dedicare alcuni momenti per produrre immagini finalizzate con la classe \u00e8 uno strumento formativo potentissimo per portare a completa emersione lo spirito critico di studentesse e studenti. Farli passare, per cos\u00ec dire, \u201cdall\u2019altra parte del bancone\u201d, offrir\u00e0 loro una chance per <strong>comprendere meglio quali sono gli ingredienti del cocktail audiovisivo all\u2019interno del quale sono immersi ed a\u2026 berne responsabilmente.<\/strong><\/p>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\n<style>\n#col-674146767 > .col-inner {\n  margin: 0px 0px -18px 0px;\n}\n<\/style>\n\t<\/div>\n\n\t\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra semantica e raccolta differenziata Questo \u00e8 un articolo dedicato ai grandi, che passa per i \u201cmedi\u201d, e arriva ai pi\u00f9 piccini: l\u2019immagine \u00e8 infatti un segno che attraversa tutte le ere umane, tutte le sue et\u00e0, il suo essere uomo e donna, il suo essere diverso ma anche simile, il suo essere, insomma. 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