Gestire le diverse realtà didattiche in un progetto europeo Erasmus Plus

Coordinare un progetto educativo internazionale, finanziato dal programma europeo Erasmus Plus, significa prima di tutto confrontarsi con le problematiche organizzative e logistiche della mobilità degli individui.

Trasferte, sale, alloggi e sicurezza dei partecipanti sono aspetti, tutto sommato, superabili con un minimo di esperienza e tanto buon senso; ma la vera sfida è rappresentata sempre dalla necessaria condivisione del lavoro con gli insegnanti provenienti da diversi paesi.

Anche se dobbiamo ammettere che talvolta risulta complesso trovare una linea comune ad un tavolo di docenti provenienti da una stessa regione italiana, ma con esperienze educative o formazione diverse, sicuramente l’impresa diventa affascinante quando si tratta di mettere a confronto realtà didattiche di paesi diversi.

È quanto mi è capitato recentemente, durante un cosiddetto Transnational Meeting con i Partners e gli insegnanti delle scuole partecipanti al progetto europeo NECST.

Al tavolo erano presenti docenti da Hammerfest, la cittadina norvegese più a nord del mondo, professoresse dell’università di Zagabria, simpaticissimi docenti di un avanzatissimo college olandese e insegnanti della nostra Basilicata.

Un gruppo estremamente motivato, con conoscenza della materia e professionalmente capace; tuttavia rappresentava approcci didattici molto diversi e in alcuni casi quasi antitetici.

Come conciliare una attitudine, tipicamente mediterranea, alla lezione frontale, fatta di nozioni da trasmettere e percorsi ben strutturati, con la tendenza dei paesi nordici alla sperimentazione e sostanzialmente al Learning by Doing?

Programma Erasmus Plus

I diversi calendari scolastici, le ore che ogni insegnante può dedicare ad un progetto  impegnativo come questo, ma soprattutto percorsi curricolari estremamente diversificati per la stessa età di studenti, rendono la condivisione ancora più ardua.

La soluzione, come sempre, sta nella buona volontà di ognuno è specialmente nella voglia di fare e di imparare.

Erasmus Plus

Le fasi di “avvicinamento” possono essere così sintetizzate:

  • definizione di obiettivi chiari che possano essere condivisi dalle varie realtà;
  • sviluppo di una griglia di lavoro flessibile, che lasci spazio alle esigenze locali;
  • presentazione di esperienze  già fatte dai vari partecipanti o di metodologie applicate in passato per obiettivi simili;
  • brainstorming dei gruppi nazionali;
  • momento di outreach, in cui ogni rappresentante nazionale riporta in sintesi le proposte del gruppo;
  • valutazione delle singole proposte, in termini di applicabilità nei vari territori e definizione delle priorità di azione;
  • applicazione di tecniche di facilitazione e ricerca di soluzioni alternative per limitare  possibili contrasti o impedimenti locali;
  • pianificazione di gruppo, attraverso la compilazione condivisa della sequenza di attività educative e delle tempistiche necessarie;
  • estensione del documento di sintesi finale e approvazione.

Alcune fasi possono richiedere parecchio tempo, per permettere a tutti i partecipanti di elaborare autonomamente i progressivi stadi delle proposte.

Il processo può durare alcuni giorni, con blocchi e riletture talvolta sconfortanti, ma quando tutti hanno metabolizzato l’idea e hanno fatto loro il metodo di lavoro, il risultato finale è garantito.

La sensazione meravigliosa che si ha alla fine del lavoro è che tutti i partecipanti hanno l’impressione di aver proposto, valutato e deciso, autonomamente e senza imposizioni, tutto ciò che in realtà è stato condiviso.

E questa è certamente la più grande soddisfazione, che può derivare da questa estenuante attività di trattativa “pedagogica” internazionale.

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