Immaginate di iniziare la vostra giornata lavorativa carichi di tensioni e preoccupazioni, e di entrare in classe con questo peso. Siete in aula, la routine si ripete, prendete i vostri materiali, salutate la classe, fate l’appello. Di fronte a voi sempre gli stessi studenti e le stesse studentesse. E se anche loro portassero lo stesso peso? Vi trovate di fronte a due possibili scenari: ignorare il vostro stato emotivo e quello della vostra classe, oppure accogliere e comprendere ciò che state sperimentando, per guidare voi stessi e i vostri studenti verso un percorso di consapevolezza.
Immaginate di scegliere il secondo scenario. Avete gli strumenti a disposizione per farlo?
Il benessere dei docenti come priorità educativa
Essere insegnanti oggi presenta elevati livelli di complessità: il carico emotivo della professione, che implica un alto coinvolgimento relazionale, si intreccia con richieste cognitive e organizzative sempre più articolate. Questo espone i docenti a condizioni di stress e senso di efficacia, con effetti negativi non solo sul benessere degli insegnanti, ma anche sul clima di classe e sull’apprendimento degli studenti. Dunque, ci troviamo di fronte a due possibili applicazioni: da una parte, quella di esercitare questa pratica per diventare consapevoli del proprio sentire, identificandolo come una parte dell’esperienza. Dall’altra, quella di riuscire a riconoscere e ad accogliere il sistema classe come un intreccio di vissuti che necessita di una gestione positiva, attenta a educare all’identificazione e all’accettazione del vissuto personale quotidiano.
Per stare bene, diventa quindi necessario rallentare, fermarsi nel qui e ora e riconoscere le tensioni per poterle gestire in modo più consapevole. È in questo scenario che la mindfulness a scuola si pone come uno strumento efficace, capace di sostenere i docenti sul piano professionale e personale. È quello spazio di consapevolezza che permette di interrompere l’automatismo, riconoscere il proprio stato interiore e orientare intenzionalmente l’attenzione al recupero di risorse cognitive ed emotive.
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Se sto bene in classe, apprendo meglio: il ruolo della mindfulness a scuola
Il benessere degli studenti non è separato da quello dei docenti: si costruisce all’interno della relazione educativa. Quando i nostri studenti sono in condizioni di stress o sovraccarico emotivo, le loro risorse cognitive risultano ridotte; al contrario, quando vivono in uno stato di maggiore equilibrio, la concentrazione e la partecipazione attiva saranno favorite. Per questo motivo, anche la loro serenità è una priorità: è quella condizione che rende possibile l’apprendimento.
A questo punto, cosa possiamo fare concretamente noi docenti? Una prima direzione riguarda il modo in cui li aiutiamo ad entrare nell’esperienza di apprendimento: non sempre la difficoltà è legata al contenuto, ma al modo in cui viene vissuto, quindi aiutare gli studenti a fermarsi, anche brevemente, consente loro di riconoscere ciò che stanno vivendo e di ritrovare un punto di stabilità. È proprio su questo passaggio che la mindfulness può offrire un contributo concreto. Favorire momenti di consapevolezza, anche brevi, aiuta gli studenti ad entrare nel lavoro in modo più regolato e intenzionale, rendendo più accessibile il processo di apprendimento.
Allenare il cervello alla presenza: l’efficacia della mindfulness
Ma cos’è veramente la mindfulness? È quell’attitudine che consiste nel dirigere intenzionalmente l’attenzione e la consapevolezza al momento presente, in modo non giudicante. La mindfulness richiama dunque tre dimensioni fondamentali:
1) intenzionalità: l’attenzione viene orientata in modo consapevole verso un oggetto
(il respiro, le sensazioni corporee o l’esperienza in atto);
2) momento presente: l’attenzione è orientata a ciò che accade nel qui e ora;
3) atteggiamento non giudicante: osservazione oggettiva di quello che emerge dall’esperienza, senza valutazioni o modifiche.
La mindfulness affonda le sue radici nella pratica della meditazione, ma viene integrata con protocolli scientifici moderni che rendono la sua applicazione efficace dal punto di vista neuroplastico. Praticare regolarmente la mindfulness porta a modificazioni osservabili in specifiche aree del cervello, quelle coinvolte nei processi attentivi, nella regolazione emotiva e nella consapevolezza di sé. Praticando la mindfulness, si osservano cambiamenti nella corteccia prefrontale (responsabile del controllo dell’attenzione, delle funzioni esecutive e della presa di decisione), nell’insula (coinvolta nella capacità di percepire e interpretare i segnali provenienti dal proprio corpo) e nell’amigdala (struttura coinvolta nella risposta allo stress e nella reattività emotiva). Questi cambiamenti non sono però immediati, ma emergono attraverso la ripetizione e la pratica: la mindfulness è una vera e propria forma di allenamento mentale che può incidere su circuiti neurali che sostengono attenzione, autoregolazione e consapevolezza.
Una guida pratica per gli insegnanti
Portare la mindfulness a scuola non significa introdurre nuove attività, ma modificare piccoli momenti della didattica quotidiana. Possiamo pensarlo come una sequenza semplice, che si attiva proprio dentro ciò che già accade in classe.
Quando entriamo in aula o iniziamo una nuova attività, il primo passaggio è fermarsi. Anche pochi secondi possono fare la differenza. È il momento C – Center: fermarsi e ritrovare un punto di stabilità.
Durante la lezione, può accadere che gli studenti si distraggano, si blocchino o si agitino. Può essere utile dare spazio al riconoscimento. Questo è A – Acknowledge: accorgersi di ciò che sta accadendo.
A volte, però, non basta riconoscere. Gli studenti possono restare agganciati alla frustrazione o all’errore. Qui diventa importante aiutarli a non rimanere bloccati. È il passaggio L – Let go: lasciare andare.
Solo a questo punto diventa possibile riprendere il lavoro in modo più efficace. Non chiedendo subito prestazione, ma offrendo un nuovo ingresso. È il passaggio M – Move on.
Provalo in classe!
Bastano solo due minuti per iniziare:
- All’inizio della lezione: “Fermiamoci un attimo. Facciamo tre respiri insieme.”
- Durante il lavoro: “Se ti senti bloccato, fermati un secondo e fai un respiro.”
- Prima di riprendere: “Ora proviamo a ripartire da qui, un passo alla volta.”
Non cambiare cosa insegnare, ma come vivere la scuola
La mindfulness è un modo di stare a scuola: può significare, ad esempio, osservare con maggiore attenzione ciò che accade intorno a noi, accorgerci del nostro stato interno, rallentare, anche solo per pochi istanti, il flusso dei pensieri e iniziare la giornata con un’intenzione, come provare a essere più presenti o più disponibili; può tradursi in gesti semplici come riconoscere una qualità positiva in un compagno, proporre brevi momenti di condivisione.
Sono pratiche spesso trascurate che contribuiscono a costruire un ambiente più accogliente e un maggiore senso di appartenenza ed è così che gli studenti, in un clima sicuro e sereno, partecipano e apprendono più facilmente. Non serve cambiare cosa insegnare ma il modo in cui si vive la scuola, ogni giorno.
Ilaria Stragapede PhD in Pedagogia sociale e attualmente assegnista di ricerca in Didattica e Pedagogia speciale presso l’Università LUMSA di Roma. I suoi principali ambiti di interesse riguardano i processi di comprensione della letto-scrittura, la pedagogia creativa, la didattica inclusiva, le attività integrate di lettura e scrittura, i metodi di ricerca creativa, la ricerca qualitativa e l’uso del CAQDAS (Computer Assisted Qualitative Data Analysis Software).

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