Oggi viviamo dentro un cyberspazio che non è più soltanto un ambiente tecnico, ma un vero territorio politico, economico e culturale: contiene dati, lavoro, industria, relazioni, immaginazione. È il nuovo mare del mondo. Ma chi lo governa? Chi ne controlla le rotte, le infrastrutture, i tesori?
L’ultima puntata di “Intelligenze – Umane, artificiali, collettive: alla scoperta delle forme del pensare” affronta il tema della sovranità digitale e degli sviluppi dell’intelligenza artificiale nel nuovo ordine mondiale. Dalla copertina di Time dedicata nel 2025 agli “Architects of AI” al dibattito sull’AI Act europeo, il racconto attraversa le tensioni tra innovazione, potere, privacy, diritti e sicurezza.
Se l’intelligenza artificiale generativa promette nuove forme di conoscenza e produttività, pone anche domande decisive: chi garantisce trasparenza, tutela dei dati, responsabilità e sicurezza? L’Europa, con l’AI Act entrato in vigore nel 2024, ha scelto un approccio fondato sul rischio e sulla protezione dei diritti fondamentali; Stati Uniti e Cina seguono invece modelli diversi, più orientati rispettivamente alla competitività di mercato e al controllo centralizzato.
Per la scuola, questa riflessione è cruciale. Come ricorda Luciano Floridi, le nuove generazioni non conosceranno mai un mondo completamente offline. Educare al digitale significa allora aiutare studenti e studentesse a comprendere non solo come usare l’AI, ma anche quali regole, poteri e responsabilità ne determinano il futuro.
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Pino Donghi, semiologo di formazione, si occupa da circa quarant’anni di progettazione culturale e divulgazione scientifica. Saggista, docente a contratto, curatore di collane editoriali e di festival culturali, collaboratore giornalistico, ricercatore sociale, è autore di numerosi testi sulla comunicazione della scienza. A tempo perso suona il sax tenore.

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