Una classe di studenti è impegnata in un’attività apparentemente semplice: devono programmare un piccolo robot per raggiungere un punto preciso sul pavimento dell’aula. Dopo alcuni tentativi, però, qualcosa non funziona. Il robot si ferma troppo presto, gira nella direzione sbagliata oppure esegue una sequenza di movimenti non prevista. Gli studenti discutono tra loro, provano a capire dove sia l’errore, modificano le istruzioni e ripartono da capo.
In questa scena non stanno soltanto imparando a programmare. Stanno esercitando alcune delle abilità cognitive più importanti per l’apprendimento: pianificare, mantenere informazioni nella mente, controllare gli impulsi e modificare le strategie quando qualcosa non funziona. In altre parole, stanno allenando le funzioni esecutive.
Negli ultimi anni il coding è entrato progressivamente nella scuola, spesso associato all’insegnamento dell’informatica o alle competenze digitali. Tuttavia il suo valore educativo va ben oltre la dimensione tecnologica. Il coding rappresenta infatti uno strumento potente per sviluppare il pensiero computazionale e, attraverso di esso, per allenare i processi cognitivi che sostengono il ragionamento, la risoluzione dei problemi e l’autoregolazione.
Il coding non è solo programmazione
Quando si parla di coding, molti insegnanti pensano immediatamente ai linguaggi di programmazione o agli ambienti digitali. In realtà, nella prospettiva educativa, il coding non coincide semplicemente con la scrittura di codice informatico. Il cuore del coding è il pensiero computazionale, cioè un modo di affrontare i problemi che permette di analizzarli, scomporli e risolverli in modo sistematico.Questo approccio implica alcune operazioni fondamentali: scomporre un problema complesso in parti più semplici, individuare schemi ricorrenti, astrarre gli elementi essenziali e progettare sequenze di istruzioni — gli algoritmi — per raggiungere un obiettivo. Il pensiero computazionale, quindi, non riguarda soltanto i computer, ma il modo in cui organizziamo il nostro ragionamento quando affrontiamo un problema. Per questo motivo il coding può essere introdotto a scuola fin dai primi anni anche attraverso attività unplugged, cioè senza l’uso di dispositivi digitali. L’obiettivo non è formare programmatori, ma sviluppare negli studenti una forma di pensiero strategico e strutturato.
Le funzioni esecutive: il “direttore d’orchestra” della mente
Per comprendere perché il coding possa avere un forte valore educativo è utile soffermarsi sulle funzioni esecutive, un insieme di processi cognitivi che permettono di guidare e controllare il comportamento, soprattutto nelle situazioni nuove o complesse. Possiamo immaginarle come il “direttore d’orchestra” della mente, responsabile del coordinamento delle diverse attività cognitive. Tra le principali funzioni esecutive troviamo la memoria di lavoro, che permette di mantenere temporaneamente informazioni nella mente mentre svolgiamo un compito; il controllo inibitorio, che consente di bloccare risposte impulsive e mantenere l’attenzione sull’obiettivo; la flessibilità cognitiva, cioè la capacità di cambiare strategia quando quella iniziale non funziona; e la pianificazione, che riguarda l’organizzazione di una sequenza di azioni orientate a un risultato.
Queste abilità sono strettamente collegate al successo scolastico e alla capacità degli studenti di gestire il proprio apprendimento, affrontare gli errori e perseverare di fronte alle difficoltà.
Il legame tra coding e funzioni esecutive
Negli ultimi anni diverse ricerche hanno iniziato a indagare il rapporto tra coding e sviluppo delle funzioni esecutive. I risultati mostrano una relazione interessante: da un lato, le funzioni esecutive contribuiscono alle prestazioni nel coding; dall’altro, le attività di coding possono rappresentare un contesto particolarmente efficace per allenarle. Quando uno studente affronta un’attività di programmazione, infatti, deve:
• analizzare il problema e definire un obiettivo;
• scomporre il compito in una sequenza di passaggi;
• mantenere nella memoria di lavoro le diverse istruzioni;
• monitorare l’esecuzione e individuare eventuali errori;
• modificare la strategia quando il risultato non è quello previsto.
Uno degli aspetti più interessanti è il cosiddetto debugging, cioè la ricerca e correzione degli errori nel programma. Questa fase richiede agli studenti di fermarsi, analizzare il processo, individuare il punto critico e sperimentare soluzioni alternative. Si tratta di un esercizio molto efficace di controllo cognitivo e flessibilità mentale. In questo senso il coding può essere considerato una vera e propria palestra per le funzioni esecutive.
Il coding come palestra cognitiva
A differenza di molte attività scolastiche tradizionali, il coding rende visibili i processi mentali che stanno alla base della risoluzione dei problemi. Quando un algoritmo non funziona, l’errore emerge immediatamente e costringe gli studenti a interrogarsi su ciò che hanno fatto, rivedere i passaggi e riorganizzare il proprio ragionamento. In questo processo si allenano diverse abilità fondamentali: il pensiero strategico, la capacità di pianificazione, il controllo dell’errore, la perseveranza di fronte alle difficoltà e l’autonomia nel problem solving. Il coding introduce inoltre una dimensione importante per l’apprendimento: la sperimentazione. Gli studenti possono provare, sbagliare, correggere e riprovare. L’errore non viene percepito come un fallimento, ma come una parte naturale del processo di apprendimento, favorendo una mentalità orientata alla ricerca di soluzioni.
Attività pratiche per la classe
Uno degli aspetti più interessanti del coding è la possibilità di proporre attività semplici ma molto efficaci dal punto di vista cognitivo. Non sempre sono necessari computer o robot: spesso bastano materiali di uso quotidiano.
| Esempio Attività | Descrizione | Abilità cognitive allenate |
| Programmare un compagno | Gli studenti programmano il percorso di un compagno all’interno dell’aula fornendo istruzioni precise (es. “fai tre passi avanti”, “gira a destra”). Se le istruzioni non sono corrette, il “robot umano” non raggiunge l’obiettivo e la sequenza deve essere rivista. | Pianificazione, memoria di lavoro |
| Trovare l’errore | L’insegnante propone una sequenza di istruzioni contenente un errore. Gli studenti devono individuare il punto in cui il processo si interrompe e correggere la sequenza. | Controllo cognitivo, flessibilità mentale |
| Scomporre i problemi | Gli studenti descrivono passo dopo passo attività quotidiane (es. prepararsi per uscire, apparecchiare la tavola, organizzare lo zaino). | Pianificazione, organizzazione sequenziale |
| Racconti algoritmici | Attraverso storie e narrazioni, gli studenti costruiscono racconti in cui i personaggi seguono una sequenza di azioni per raggiungere un obiettivo. | Pensiero sequenziale, strutturazione logica |
Insegnare a pensare, non solo a programmare
Il pensiero computazionale è una competenza trasversale che può essere applicata in molte discipline. Le strategie sviluppate attraverso il coding possono essere utilizzate in matematica per affrontare problemi complessi, nelle scienze per analizzare fenomeni e costruire modelli, in italiano per strutturare un testo o un racconto e nelle attività laboratoriali per progettare e realizzare un prodotto. Il coding diventa così uno strumento che aiuta gli studenti a sviluppare modalità di ragionamento utili in diversi contesti di apprendimento. Introdurre il coding a scuola non significa trasformare la classe in un laboratorio di informatica, ma creare contesti in cui gli studenti possano sperimentare, ragionare e costruire strategie di soluzione.
Il ruolo dell’insegnante in questo processo non è tecnico, ma pedagogico: proporre sfide calibrate, restare vicino quando qualcosa non funziona, valorizzare il ragionamento più del risultato. In questa prospettiva il coding diventa uno strumento educativo capace di rendere visibili e allenabili i processi cognitivi che sostengono l’apprendimento. Allenare il pensiero computazionale significa, in fondo, aiutare gli studenti a sviluppare una mente più flessibile, strategica e consapevole — una risorsa preziosa per la scuola di oggi e di domani.
Giulia Toti, psicologa e psicoterapeuta, attualmente è dottoranda in Educazione, Linguaggi e Culture presso la LUMSA. La sua ricerca si concentra sulla formazione docenti e la visione professionale in ambienti digitali. Ha esperienza nella formazione universitaria e scolastica, partecipando a progetti su didattica ed educazione. I suoi ambiti di ricerca includono ascolto narrativo, lettura ad alta voce, empowerment cognitivo, prevenzione della dispersione scolastica, ambienti di apprendimento digitale e sviluppo professionale docente.

